La vita nell’Ordine

La vita nell’Ordine

 

Nelle due province di combattimento, Prussia e Livonia, al momento della sua massima espansione, l’Ordine disponeva di circa tremila cavalieri nella prima, e di cinquecento nella seconda. 

I cavalieri avevano l’ordine tassativo di risiedere in una delle 60 fortezze costruite tra Prussia e Livonia. La vita dei fratelli si conformava alle regole monastiche dell’Ordine ed era severa.
L’abbigliamento era modesto: si componeva di biancheria di lino, di una specie di tunica di lana con cappuccio, e, per i cavalieri, del celebre mantello bianco. D’inverno si era autorizzati a portare una cappa di pelle di capra o di montone oltre ai guanti. 

I cavalieri erano anche monaci. Una parte considerevole della giornata era, quindi, dedicata alla preghiera, che, tra servizio diurno e notturno, occupava circa cinque ore al giorno. I doveri religiosi erano assolti anche durante le campagne militari.
Così, nel 1344, il Gran Maestro König ottenne dalla S. Sede l’autorizzazione ad iniziare la prima messa quand’era ancora buio, poiché, a quelle latitudini le giornate invernali, erano così corte che i cavalieri dovevano mettersi in marcia prima del levar del sole. Il momento della consacrazione era sempre fatto coincidere collo spuntar dell’alba.

Al campo, la tenda del maestro o del maresciallo diveniva la chiesa dell’esercito e l’ufficio era recitato su un altare portatile messo in modo tale che le guardie potessero sentire.

 

I Cavalieri Teutonici si comunicavano sette volte l’anno. I giorni di digiuno erano 120, e si dividevano in digiuni detti ‘della Chiesa’ (vigilie delle feste principali e Quaresima) e quelli particolari dell’Ordine, che andavano dal 14 settembre all’Avvento e dall’Epifania al Mercoledì delle Ceneri. In questi giorni di digiuno si pranzava una sola volta al giorno, nel primo caso alle tredici e trenta, nel secondo alle sedici. Soltanto il Venerdì santo il digiuno era completo a pane ed acqua. Il cibo era eguale indistintamente per tutti. I fratelli dormivano completamente vestiti con gli stivali, ma senza mantello, in una vasta camerata non riscaldata. Dovevano osservare il silenzio durante i pasti, nel dormitorio, in latrina e durante le marce; potevano intagliare il legno o giocare a scacchi, ma erano proibiti i giuochi che comportassero l’uso del denaro. Non potevano far mostra del proprio blasone, partecipare a tornei, o cacciare, se non il lupo, la lince e l’orso, ma senza l’aiuto di cani da caccia. Potevano coltivare la barba, ma i capelli dovevano essere corti e ordinati.

Molta parte del tempo era ovviamente dedicata agli esercizi militari, alle parate, all’addestramento, alle marce, sempre in silenzio. L’armamento era quello di un qualsiasi cavaliere dell’epoca.

Le spedizioni si svolgevano di solito in inverno, quando ghiacciava; ma, in qualsiasi stagione e con qualsiasi tempo, il cavaliere era pronto alla guerra.  

I monaci-soldati non dimenticarono mai che lo scopo principale della loro missione era l’evangelizzazione.

Così, tra il 1280 e il 1350, in circa un’ottantina d’anni, vennero costruite nei territori della Prussia e della Livonia settecentotrentacinque chiese.